Curiosità - Palio di Cori - :::::Carosello Storico dei Rioni di Cori:::::

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Curiosità - Palio di Cori

Riceviamo dal Sig. Mario Centra, e mettiamo a disposizione degli appassionati di storia locale, una sua riproduzione planimetrica con evidenziate le principali opere monumentali di Cori.
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VIVERE A CORI NEL 500 IN TEMPO DI GUERRA


Il diario corese del notaio Antonio Fasanella 1495-1504 pubblicato da Gianni Pesiri.

A cura di Piero Manciocchi
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1. Queste sonno le tribolazioni havute in nella terra de Core im primo et inella Italia.
2. Inello anno 1495 a dì xxix de iannaro / vinnoro li Franciosi et mandero omni / cosa ad casa dello diavolo, caciero li ho(min)i / delle case, bastoniero, fecio portare feno / in collo, aqua et fecero omni demanio / et allogero ad loro discretione quanto alle / et stectoroci sei dì. Et de continuo / guerra in terra de Roma, che forono septemilia.
3. In nello detto anno 1495 a dì xxviiii /de magio retornero li detti Franciosi / et si allogerono ad loro discritione per uno / dì et una notte et ho(mn)i h(om)o de Cor(e) bison/gnao che portasse) erba in collo. Et fal/cero grani et omní cosa mandero ad / diavolo. Et in nello loro partire no lli / fo facto certo scrizo, che fo levato // uno remòre grandissimo, che / omni h(om)o et omni femmina per la loro / crodilità si lassao case et robe / et fugarono per le montagne. Et/de continuo sempre guere et tribolatio/ni in nello paise de Roma, / et forono quatromilia.
Dei 35 brevi paragrafi di cui è composto il diario, più della metà raccontano di eserciti che passano per Cori, si fermano, fanno tutto quello che voglio. no. La durata della sosta probabilmente è legata a due fattori: le esigenze della campagna di guerra ma anche la disponibilità di viveri nei territor attraversati. In inverno con le cantine piene e il clima rigido, le visite si fanno più lunghe, sí è già visto nei due episodi sopra citati, si ripete anche negli anni successivi. 1496, ottobre, dieci squadre di cavalieri del duca di Urbino, si fermano sei giorni. 1497 febbraio, quattromila spagnoli ventidue giorni. Il programma della sosta è facilmente immaginabile, ma sentendolo raccontare da chi era presente acquista tutt'altra drammaticità:
6. Et a dì xxiii 1497 de martio fo decto che tornavano li detti Spagnoli in Core, et omni homo tremava come fogla.
Cambia la nazionalità ma non il comportamento, questa volta Fasanella parla di Francesi:
17... se diceva che venevano qui in Chore et sempre se fogevano li homini con loro figlioli per li mali portamenti che faceva de sachigiare de femmine et de omne altra strainize.
Ma anche se l'esercito è quello del Papa per i coresi cambia poco:
21. Die 18 septembris 1501 véndero cc° homini d'armein Core dello duca Valentino et stectoroci die v. Et omne homo fugìo, et omne cosa missoro in ruina...
E quando a passare in zona è il Papa in persona:
20. In nello anno 1501 a dì 26 de iuglo se partìo lo papa Alexandro de Roma et vende ad Castello Cannolefo, et ad 28 fo ad Vellitri et lo ultimo fo allo casale de Sancto Poteri con 500 cavalli, dove omne homo de Choro fo trivolato de portare victuvagle, pane, vino, orgio, carne, frutti et de omne altre robe... Credo sia significativa la laconicità con la quale Fasanella riporta la notizia della morte del Papa: 30. In nello decto anno 1503 a dì xviii° de augusto fo morto papa Alexandro VI.
Secondo Pesiri per l'espressione utilizzata il notaio credette alla versione che il papa fu avvelenato. Se le tribolazioni portate dalla guerra non bastavano:
7. in nello detto anno 1497 die vii aprile vénde qua in Core uno predicatore, che fo misso da Dio e che se non venea tutti homini femmine grandi et piccoli erano dannati, che fece fare promissioni. Et sempre facea gridare 'Gesù, Gesù' et faceva andare scalsi et multe discipline, le quali mai non se portìano contare.
Alla fine del diario, il notaio riporta dell'elezione di Giulio II, nella nota Pesiri specifica che "Giuliano della Rovere era stato vescovo di Ostia eVelletri, diocesi cui apparteneva Cori, nonché protettore di quest'ultima e di Velletri". Alla luce dei risultati del convegno su Ambrogio Massari, la definizione di protettore attribuita al vescovo della diocesi, fa riferimento ad una diversa autorità da questo assunta in quel periodo, parallela a cambiamenti relativi agli amministratori del Comune. Un capitolo inedito della storia della Cori rinascimentale, messo in luce nel convegno dagli interventi di Gianni Pesiri e Pierluigi De Rossi. In attesa della pubblicazione degli atti del convegno, magari in una prossima occasione possiamo anticipare queste novità.
I Fasanella erano una famiglia importante di Cori, Antonio nasce intorno al 1460, suo nonno era notaio, come lo sarà il figlio Cesare. Se non erano notai i Fasanella erano religiosi: lo zio Colasso presbitero di S Maria, il fratello Bernardino agostiniano, il figlio Bernardino parroco di S. Salvatore. Non sorprende quindi che ritroviamo il notaio Antonio tra gli amministratori del Comune, come membro del consiglio particolare (18 cittadini, 6 per ogni porta, in carica solo 4 mesi, che aiutavano i priori, oggi li chiamiamo: consiglieri in toga). I verbali di questo consiglio come quelli delle assemblee generali sono fonti preziose per conoscere le vicende e i personaggi che animavano la Cori del periodo; si parlava di amministratori poco trasparenti, del riscatto per i Coresi imprigionati a Ninfa, del Priore Giovanni Missorilli in prigione a Roma perché per "difendere gli statuti e l'onore della comunità" era arrivato alla rissa con il bargello del Podestà, ma si parlava anche del pascolo dei maiali, del permesso per tagliare la legna nella selva comunale o per vendere grano in altri paesi. In questi verbali Pesiri ha ritrovato parecchi interventi di ser Antonio, la cui opinione non sempre coincide con la maggioranza. E' il 4 gennaio 1519, il Comune ha bisogno di soldi per una spesa improvvisa, le possibilità sono due: chiedere il pagamento della fida sul bestiame, oppure chiedere un prestito ai cittadini più ricchi.
Ser Antonio interviene per primo e propone di rinviare la decisione all'assemblea generale, si decide invece per la fida. Lo stesso problema si ripropone dopo 6 mesi, al consiglio del 3 luglio il notaio vota per la fida invece si decide per il prestito. Da quest'ultima vicenda veniamo a sapere che ser Antonio deve intervenire nel prestito con 5 giuli e che tra i novantasette cittadini contribuenti, occupa l'ottavo posto. L'elenco dei contribuenti essendo diviso per porte ci da un'idea della distribuzione della ricchezza nei tre quartieri: trentasette contribuenti di Porta Signina versano in totale quindici ducati, trentadue di Porta Ninfina con tredici ducati, ventotto per Porta Veliterna con dodici ducati.
20 febbraio 1519, consiglio generale alla presenza di un conservatore del Comune di Roma, nella chiesa di S. Oliva è riunito "quasi totus populus Coranus", è successo che qualcuno ha rivelato i nomi della successiva terna di Priori che invece doveva rimanere segreta fino all'estrazione della bussola; Dai numerosi interventi traspare una notevole tensione all'interno della Comunità: c'è chi accusa i notai delle irregolarità, si arriva a proporre l'esclusione dalle future candidature di notai e letterati. Intervengono tra gli altri Jacobo Lana, Pietro Gatta, Simeone Nardi, Paolo Cicinelli, Cola Volpone, Romano Riozzi praticamente i nonni dei nonni.....dei nostri nonni, la storia si fa persone.


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